Dopo il referendum continua l’impegno. PDF Drucken E-Mail
Geschrieben von Administrator   
Mittwoch, 21. Juli 2010

Domenica 18 luglio si è conclusa nella città di Amburgo una lotta di classe  apparentemente anacronistica eppure enormemente attuale nella Germania liberaldemocristiana di oggi.

Una giunta composta da democristiani (CDU) e Verdi (GAL) ha elaborato un’ampia riforma della scuola con l’obbiettivo di allargare l’accesso ad una migliore formazione scolastica anche alle fasce sociali più svantaggiate. I risultati delle ultime ricerche internazionali (PISA e altre) attestano infatti  alla Germania un nesso diretto fra estrazione socioculturale e rendimento scolastico. Proprio per alleggerire il carattere estremamente selettivo della scuola in Germania, in cui già dopo 4 anni di elementari si suddividono i percorsi scolastici dei bambini, si voleva introdurre ad Amburgo una nuova forma di scuola „primaria“ della durata di 6 anni per concedere ai ragazzi più tempo per lo sviluppo delle proprie inclinazioni.

La risposta di un‘elite forte economicamente e culturalmente è stata atroce: il referendum ha costretto la giunta a rinunciare ad uno dei pilastri della riforma: la Primarschule di 6 anni.

Ovviamente c’è da chiedersi se lo strumento referendario nella situazione attuale sia davvero appropriato a garantire una maggiore democrazia, tanto più se si analizzano i dati di partecipazione al voto secondo i quali sono stati i ceti abbienti a decidere per una larga maggioranza rimasta silenziosa.  

Fondamentale è anche la percentuale elevata (206.000 su una popolazione complessiva di cittadini pari a 1,7 Milioni) di coloro che, non provvisti di passaporto tedesco, non hanno il  diritto di voto. Ad essi, residenti in Germania da anni e/o generazioni,  non è rimasta che la possibilità di osservare come altri decidessero per la sorte dei propri figli.

Nessun partito, malgrado l’ampia alleanza stretta a livello parlamentare, è stato in grado di coinvolgere la (propria) base né di spiegare, tramite un tipo d’informazione che raggiungesse davvero i genitori, che l’estrazione socioculturale non è un carattere genetico ereditario e che competenze quali le cosiddette soft skills sono apprendibili esclusivamente in una scuola pluralistica ed eterogenea in cui il ragazzo abbia modo di esercitare una convivenza civile e democratica che sia specchio della società globale in cui ci troviamo.

Dopo il grande impegno all’interno dell’Iniziativa Interculturale di Amburgo non vogliamo però lasciare troppo spazio alla delusione, bensì proseguire il nostro percorso che offra un sostegno alle famiglie delle molteplici communities e verso un loro coinvolgimento politico-partecipativo.

 

Marina Mannarini

 

 


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